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sabato 4 giugno 2011

My first article as a fashion journalist - Part. 2



Avevo già accennato al fatto che ho una mia rubrica di moda sulla rivista "FullMagazine" (http://www.fullmagazine.it), vero??? Scusate la mia auto-promozione ma ne sono veramente tanto fiera!!! Questa è la seconda parte del servizio sul Vintage che, ricordo, vede come modella la mia amata gemellaccia...

I mentioned before I've got my own section about fashion on the magazine "FullMagazine" (http://www.fullmagazine.it), am I right??? I'm sorry for my self-promotion but I'm really proud of that!!! This is the #2 part on Vintage section which has as model my lovely twin...










Photo Credit: Francesco Zavattari
Styling: Costanza Spinetti
Starring: Emilia Spinetti
Source: Full Magazine




"In tempi di crisi e di austerity (ma direi anche di massificazione delle mode) il vintage può diventare un caro amico. Punto primo: anche se non firmato ha nella maggioranza dei casi una qualità più alta di tanti altri prodotti che si trovano in commercio oggi. Punto secondo: è eco- friendly – nulla rispetta di più l’ambiente di un capo “usato” poiché è già stato realizzato. Punto terzo: è diverso - caratteristica da non sottovalutare vista la mancanza di creatività e personalità stilistica che sembra dilagare tra i giovani oggi. Consiglio vivamente di ricercare capi vintage, nei tanti negozi specializzati che si trovano sparsi un po’ ovunque ad esempio, ma, cosa ancor più semplice, in casa vostra: io ho spulciato per anni negli armadi di mia mamma e vi assicuro che ho avuto solo belle sorprese. Primo fra tutti un maglione over-size dorato al quale sono affezionatissima. Anche gli abiti del nostro servizio, non ci crederete, arrivano direttamente da una casa privata e per di più da una cantina. Sì certo, una cantina très chic ma pur sempre una cantina. Chissà che anche voi non possiate trovare delle gemme così tra gli scatoloni e gli oggetti impolverati riposti volutamente nel dimenticatoio…
Ma entriamo un pochino più nello specifico; questi non sono abiti che si vedono tutti i giorni. Credo non si potesse chiudere in altro modo il nostro doppio servizio sul vintage se non con dei veri capolavori di alta sartoria che tanto mi hanno fatto pensare alla Holly Golightly di “Colazione da Tiffany”. Entrambi lunghi, importanti e da occasioni da favola, i nostri due abiti racchiudono però in sé due anime diverse. Lo yin e lo yang dell’Alta Moda direi. Non solo per i colori contrapposti, bianco ghiaccio uno, nero l’altro, ma anche per le proporzioni, i tagli, le decorazioni che abbracciano due versioni opposte del concetto di seducente eleganza.
L’abito chiaro risale agli inizi degli anni ’70 e la linea dritta senza tagli ne è certamente un indizio. Le spalline sottili e l’ampia scollatura sulla schiena mettono in grande risalto la parte superiore della silhouette; il resto è solo accennato dalla sapiente caduta dell’abito che fascia all’altezza del seno e cade morbido sui fianchi. Alla semplicità della linea si contrappone però la ricchezza del tessuto e la complessità delle decorazioni: la seta bianca lavorata con filo d’argento è, infatti, impreziosita da cristalli, perline e paillettes tubolari disposti in modo da creare eleganti motivi geometrici che
danno l’illusione di movimento. Questo scintillante abito ha però una particolarità, che mi ha fatto sorridere parecchio, che non può (ahimè) essere resa fotograficamente: il suo peso. Ciò è da attribuirsi ai vari strati di tessuto, alla fodera e a tutti i lustrini che l’hanno reso tutt’altro che leggero (approssimativamente su i tre chili). Quello che si dice un abito difficile da indossare, e non solo metaforicamente!
L’altro vestito, datato 1965, è realizzato in velluto nero e ornato da cascate di frange in seta dello stesso colore, poste a fasce orizzontali, che sprigionano dinamismo a ogni movimento. Una rivisitazione più tarda dei costumi delle flapper girls del primo dopo guerra. Sebbene appaia, in un primo momento, meno lavorato rispetto all’altro argentato, quest’abito nasconde in realtà una sapiente cultura sartoriale. Il velluto viene infatti adoperato solo all’altezza della vita così da snellirla e accentuarla allo stesso tempo e crea anche un ritmo intrinseco al vestito alternandosi alle svolazzanti frange che sono poste immediatamente al di sopra e al di sotto. Tutti aspetti che sono rimasti oggi solo nelle grandi creazioni di haute couture. Il vintage, infatti, sotto il suo aspetto “polveroso” cela il più delle volte tutti i segreti del fare abbigliamento e anche quell’aura un po’ esclusiva che si è persa nel sistema moda attuale. E in fondo l’eleganza non consiste nell’indossare un vestito nuovo. Coco Chanel docet."


mercoledì 12 gennaio 2011

My first article as a fashion journalist











Il mio fantastico e pazzo amico Francesco, ha da qualche mese creato una meravigliosa rivista gratuita, FULL MAGAZINE, e mi ha chiesto di collaborare con una mia rubrica di moda. O mio Dio!!! Ecco qui il mio primo articolo sul vintage (in italiano) con le foto del servizio.
PS La spettacolare modella è la mia spettacolare sorella gemella Emilia! Ti adoro e sei stupenda!!!


Some months ago my fantastic and crazy friend Francesco created a wonderful free magazine, FULL MAGAZINE, and asked me to collaborate with him with a mine fashion column. Oh my God!!! Here it is my first article about vintage (in italian) with pictures from the photo shoot.
PS The jaw-dropping model is my jaw-dropping twin sister Emilia! I adore you! You are stunning!!!



"Quando mi è stato chiesto di partecipare alla rivista con una mia rubrica non immaginavo nemmeno lontanamente che il primo servizio avrebbe potuto raggiungere un tale livello. Ho sin da subito pensato al vintage perché lo ritengo un tema di attualità piuttosto ricorrente nelle dinamiche del sistema moda.
Da un punto di vista trasversale ho cercato inoltre qualcosa che mi permettesse di sottoscrivere il concetto di diversità-unicità che Full Magazine vuole esprimere attraverso ogni propria pagina. Su tutto questo, nel momento in cui una cara amica ha confermato la propria disponibilità nel metterci a disposizione il suo favoloso guardaroba retrò, mi sono sentita letteralmente al settimo cielo. L’immagine di me circondata da luccicanti abiti di alta sartoria anni ‘50-‘60 è paragonabile soltanto a quella dei bambini che scartano i regali il giorno di Natale. Sceglierne solo alcuni tra l’immenso repertorio è stata perciò ‘una sofferta decisione’. L’hanno spuntata a mio avviso quelli più significativi, capaci di evocare il clima da favola tremendamente chic che solo la metà del ventesimo secolo ci ha saputo regalare.
In queste pagine presentiamo due abiti: il primo da cocktail, color avorio con l’orlo ripreso a palloncino e decorato a mano con paillettes tone-sur-tone; il secondo un abito da gran soirée realizzato in seta nera e rifiniture in filo dorato con grande scollatura sul retro. Fra gli accessori che abbiamo avuto a disposizione, come ad esempio le parure, molti risalgono allo stesso periodo degli abiti. La bellezza senza tempo di questi vestiti, però, ci ha posto di fronte una difficile scelta di abbinamento, poiché anche gli accessori più attuali hanno trovato una perfetta e congeniale collocazione. Il risultato, in ogni caso, è da mozzare il fiato. In fondo è questo il modo giusto per indossare al meglio un capo vintage: mischiarlo con un uno moderno. Nel ricreare lo stile della decade a cui ci si è ispirati, infatti, è importante cercare di non perdersi troppo nei minimi dettagli dell’epoca. Eviterei, ad esempio, di abbinare una gonna a ruota con golfino in tinta e ballerine. Almeno che non stiate partecipando ad una festa a tema anni ‘50. Il vintage esprime al meglio le sue potenzialità quando si cerca di non fossilizzarsi su di un unico filo stilistico conduttore, ma quando si mette in gioco il nostro gusto personale. In questo modo si riesce a dar vita a un look del tutto personale, unico e a prova di cloni.
Ne sono un chiaro esempio le attrici Chloë Sevigny, Sienna Miller e Sarah Jessica Parker, da sempre considerate icone fashion proprio per la loro capacità di utilizzare il vintage come elemento per spiccare. E chi non spiccherebbe con gli abiti del nostro servizio? Provare (il vintage) per credere."